Qual’è il problema degli italiani con Cécile Kyenge? Molto semplice, forse. E’ la costante critica che l’eurodeputata PD intende muovere al Bel Paese su temi cruciali, come il razzismo, e su cui buona parte degli italiani non intende ricevere lezioni, a torto o ragione. Da nessuno. Meno che mai da una donna che di offese stupide ne ha subite ma – al di là dei suoi reali sentimenti verso l’Italia – non si è mai curata di mostrare un gesto di reale empatia verso i connazionali italiani. Potrebbe essere solo un difetto di comunicazione. Ma Cécile appare tutto meno che pacificata nei confronti della gens italica. Ha un sentimento complesso e contraddittorio verso l’Italia: una via di mezzo tra paura, snobismo e sufficienza. Sembrano del tutto assenti amore, rispetto e gratitudine. Forse perchè, nella sua testa, questi sono sentimenti prossimi alla sottomissione. Qualcosa che lei disdegna dal profondo. Ma apparire così suscettibile verso il tema del razzismo, anche a dispetto di una storia individuale che la vede accolta e nominata Ministro, sembra rivelare in lei quello che imputa agli altri. Ed è questa le sensazione che dà, e che spiega – non giustifica – le reazioni istintivamente ostili che si attira, anche quando le sue intenzioni erano delle migliori.
Qual’era il problema in realtà? Non tanto l’orologio. Quanto piuttosto che l’attenzione di Cécile, Ministro d’Italia, sembrava già allora insistentemente ed esclusivamente concentrata verso i migranti, non verso gli italiani. Il divario già era profondo. E la Kyenge, con sufficienza, forse anche snobismo, non si è mai curata di colmarlo, in tutti questi anni. Al punto da fondare un sospetto, quello di razzismo. Un suo razzismo verso l’Italia e gli italiani. Nascosto certo. Ma presente come un’ossessione disturbante. Un senso di fastidio per l’Italia e forse anche un disprezzo che Cécile riesce a simulare accusando gli altri per ciò che lei prova. Ma non può dire. “Kyenge dica qualche volta grazie al Paese che l’ha accolta e che l’ha fatta Ministro” gridò nel luglio scorso l’eurodeputata Gardini durante una discussione nel Parlamento Europeo. Una frase semplice ed emblematica. Cécile non capì. Forse il problema è tutto lì. La sua reazione fu piena di rabbia. Un’altra donna sarebbe rimasta interdetta. Si sarebbe posta qualche domanda. Cécile no. Non sembra la persona che è solito chiedersi dove ho sbagliato.
Le recenti dichiarazioni delll’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani Michelle Bachellet che ha detto di voler inviare gli ispettori in Italia accusando il Bel Paese di violenza e razzismo poteva essere una buona occasione per dire una parola, una. Perchè l’accusa appare abnorme e ridicola. E offensiva. Ma la Kyenge non ha avuto l’intelligenza, anche politica, di smentirsi, per una volta.
“Il razzismo in Italia? Penso che ci siano tutti i motivi per allarmarsi” ha detto, immancabilmente. “È una decisione credibile” ha detto, con riferimento all’iniziativa annunciata dall’Alto Commissario: “Visto quanto successo negli ultimi tempi, soprattutto da quando si è insediato questo governo, penso che ci siano tutti i motivi per allarmarsi. È chiaro che la percezione che hanno in Italia le persone che i migranti siano tanti e siano il pericolo è aumentata rispetto al passato“. E accusa, prevedibilmente, il Governo Conte, come riportato da Radio Cusano Campus:
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