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18 anni di silenzi: svolta nelle indagini sulla scomparsa di Roberta Martucci

In piazza, a Ugento, suo paese d’origine, da anni campeggia uno striscione, un drammatico appello per chiedere verità sulla sua scomparsa. Perché di Roberta Martucci, 28 anni all’epoca dei fatti, si sono perse le tracce la sera del 20 agosto 1999 e da allora sembra che la giovane sia stata risucchiata in un buco nero. La giovane si trovava a Torre San Giovanni, marina di Ugento, ed era appena uscita di casa. Uno degli ultimi avvistamenti nei pressi di un bar vicino casa, poi il buio. Per 18 lunghi anni, si sono fatte le ipotesi più svariate, fino al colpo di scena – davvero clamoroso – arrivato nel pomeriggio di ieri.

Nel corso di un incontro pubblico svoltosi a Gallipoli, la criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone, consulente di fiducia della famiglia Martucci, ha preso la parola per spiegare che le indagini sono vicinissime a una svolta, anzi che a lei e ai familiari è noto il nome dell’assassino di Roberta Martucci, come riportato da Il Quotidiano di Puglia: “In questa vicenda, ci sono stati almeno nove tentativi di depistaggi operati dal nostro sospettato con messaggi, telefonate e fax inviati anche alla Procura in forma anonima e con l’obiettivo di far ricadere i sospetti sulle due amiche di Roberta, che invece sono estranee ad ogni contesto così come anche l’ex fidanzato di Roberta”.

Insomma, chi ha ucciso Roberta Martucci, ha tentato in tutti i modi di far ricadere le colpe su altri, spiega la Bruzzone: “Chi ha ucciso Roberta Martucci è una persona che era molto vicino alla famiglia. Che aveva con lei rapporti personali e che conosceva tutto di lei, la sua vita privata e lavorativa. Non è stato un delitto a sfondo sessuale, l’ha uccisa perché era probabilmente a conoscenza di un segreto inconfessabile e quindi potenzialmente scomoda. Noi, io e l’avvocato Fabrizio Ferilli, legale della famiglia, abbiamo fatto nome e cognome di questa persona alla Procura di Lecce che finora non era stata mai sfiorata dall’inchiesta”.

Al fianco della criminologa, in sala, c’è Lorella Martucci, sorella di Roberta. Queste le sue parole, riportate da La Gazzetta del Mezzogiorno: “Spero che ora si lavori nel senso giusto, perché fino ad ora si è lavorato sempre nella direzione sbagliata”. Una svolta potrebbe dunque arrivare, sollecitata dai familiari e dell’ennesima apertura di una nuova inchiesta, dopo svariate archiviazioni. Sarebbe importante per questa famiglia che da 18 lunghi anni chiede ormai soltanto la verità.

GM

Fonti: Il Quotidiano di Puglia, La Gazzetta del Mezzogiorno

Pubblicato da
Gabriele

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